In occasione dell’anniversario della legge n. 109/96 per il riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati alle mafie, Libera ha censito le esperienze di riutilizzo sociale dei beni confiscati. In Italia ci sono 1132 soggetti della società civile organizzata che gestiscono beni confiscati, più di 600 associazioni di diversa tipologia, oltre 30 scuole di ogni ordine e grado che usano gli spazi confiscati come strumento didattico e che incidono nel tessuto territoriale e costruiscono economia positiva. “Un Paese che ha reagito alla presenza mafiosa e che con orgoglio si è riappropriato dei suoi spazi”, afferma l’associazione di promozione sociale presieduta da don Luigi Ciotti.
In Toscana sono13 le diverse realtà impegnate nella gestione di beni confiscati alla criminalità organizzata in 11 comuni. “Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo, di prendersi cura di chi fa più fatica”, afferma l’associazione. Dal report di Libera emerge che il 30% delle realtà sociali è costituita da associazioni di diversa tipologia (4), mentre sono 3 le realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e Caritas), 2 enti pubblici. Nel censimento non sono compresi i beni immobili riutilizzati direttamente per finalità istituzionali dalle amministrazioni statali e locali.
Nella ricerca Libera ha ricostruito la tipologia di immobili gestiti dai soggetti gestori; in molti casi la singola esperienza di riutilizzo comprende più beni confiscati, anche di tipologia catastale diversa. Emerge così che i soggetti gestori censiti gestiscono 9 tra appartamenti, abitazioni indipendenti, immobili; 2 tra ville, fabbricati su più livelli e di varia tipologia catastale o singole palazzine. Sono 9 i soggetti gestori le cui attività sono direttamente legate a servizi di welfare e politiche sociali per la comunità; 4 si occupano di promozione del sapere, del turismo sostenibile; una in attività legate all’ agricoltura e ambiente.
Libera presenta la nuova edizione del report “Raccontiamo il bene” – Le pratiche di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. I numeri, le esperienze e le proposte” che racconta, dopo ventinove anni,” il Belpaese, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quelle mafiosa, che lavora e si impegna a realizzare un nuovo modello di sviluppo territoriale”.
“Sono 1132 le realtà sociali che in tutta Italia, ogni giorno, con coraggio e generosità, trasformano luoghi che erano il simbolo del dominio criminale e mafioso sul territorio in luoghi in grado di raccontare una storia altra, un modello diverso di società, di comunità, di economia e di sviluppo. Un numero così alto, nel 1995, non si poteva immaginare. Dietro questo numero – commenta Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera – ci sono volti e storie di associazioni, di cooperative che hanno trasformato quei luoghi di malaffare in luoghi parlanti, dall’inestimabile valore educativo e pedagogico. Un grande impegno plurale che ha rafforzato il tessuto sociale e che tiene unite le relazioni di una comunità, facendo da modello anche sul piano europeo e internazionale”.
“Negli ultimi anni sono stati fatti tanti passi in avanti nella cornice normativa e in quella amministrativa – prosegue Giannone – ; l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni confiscati, fulcro del processo di destinazione di un bene, ha assunto un ruolo cruciale di raccordo tra gli enti nazionali e le amministrazioni locali. Ma la strada è ancora lunga. La nuova modalità di destinazione dei beni confiscati, attraverso la Piattaforma Unica delle Destinazioni, rende l’intera procedura più agevole, ma ci pone davanti a nuove responsabilità: i Comuni prima, e gli Enti del Terzo Settore poi, hanno ora il compito di inserire la gestione di beni confiscati nei loro piani di azione, progettando e chiedendo quanti più spazi possibile. Il riuso sociale è una prassi consolidata, è un’opportunità per i nostri territori e questo nuovo strumento deve poterla rafforzare”.
“Sentiamo forte la necessità di imparare a progettare insieme, pubblico e mondo del sociale, di scambiarci le visioni e di affrontare i desideri della cittadinanza come priorità dell’agenda politica; questo era il sogno di Pio La Torre, questo è il sogno che Libera ha trasformato in legge – conclude – . Per tutti questi motivi, per questa strada che insieme abbiamo costruito ora non possiamo tornare indietro: la privatizzazione, sotto ogni forma, dei beni confiscati alle mafie sarebbe un tradimento alla nostra storia e all’impegno di tutto il movimento antimafia.”
In occasione dell’anniversario Libera ha elaborato i dati dell‘Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (al 24 febbraio 2025). In Toscana sono 248 i beni immobili (particelle catastali) destinati mentre sono 319 gli immobili ancora in gestione ed in attesa di essere destinati. Sul lato delle aziende sono 21 le aziende destinatementre sono 52 quelle ancora in gestione. Sul territorio viareggino ricadono 13 beni confiscati alla mafia in amministrazione, quindi ancora da destinare, e 3 beni confiscati destinati e riutilizzati.
“Gli importanti risultati – afferma Libera – raggiunti in termini di aggressione ai patrimoni delle mafie, della criminalità economica e dei corrotti e le sempre più numerose esperienze positive di riutilizzo sociale, richiamano sempre più l’attenzione sulle criticità ancora da superare e sui nodi legislativi ancora da sciogliere che richiedono uno scatto in più da parte di tutti”. Per queste ragioni, l’associazione chiede che:
- “si possa garantire trasparenza nell’intera filiera di confisca e riuso dei beni confiscati, non come pratica dei singoli enti pubblici impegnati nel percorso del bene”.
- “dal mondo della politica ci sia una chiara presa di posizione: i beni confiscati non si possono privatizzare, attraverso l’affitto oneroso o con la vendita”.
- “le risorse per la valorizzazione dei beni confiscati debbano essere messe a sistema, facendo dialogare i fondi pubblici e gli investimenti di enti privati”.
- “si possa creare una cabina di regia nazionale, inserita all’interno della strategia nazionale che ci viene richiesta dalla nuova direttiva europea, per sistematizzare le risorse e rendere i diversi fondi complementari tra loro”.