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Comune di Viareggio
venerdì, Settembre 30, 2022

Le elezioni a Lucca e Camaiore e gli assetti politici di Viareggio: settimane cruciali per il futuro del quadro amministrativo provinciale

La prossima tornata elettorale in Provincia di Lucca è molto importante per gli scenari che si disegneranno nei prossimi 5 anni. In due città si giocheranno le partite più importanti: Lucca e Camaiore. Dall’esito dei risultati in questi due Comuni dipenderà gran parte del quadro politico e amministrativo provinciale.

A Lucca si gioca la competizione più impegnativa con un Pd e i suoi alleati che tentano di riconfermarsi al governo cittadino, e un centrodestra che sembra aver recuperato una importante unità, ricomponendo le varie tensioni. Tensioni che invece permangono nell’area più generale del centrosinistra visto che una parte dei partiti centristi ha lavorato per avere come candidato il sindaco di Viareggio, riproponendo un civismo di maniera. Era ed è chiaro il tentativo di emarginare le principali forze del centrodestra da un lato e il Pd e le altre componenti della sinistra dall’altro, emulando sotto certi aspetti quanto era successo a Viareggio nel corso delle ultime due tornate elettorali. Un tentativo su scala minore da parte di Azione, Italia Viva e +Europa con la veste di terzo polo lo si sta tentando comunque, con l’annuncio della candidatura di Alberto Veronesi, attuale Direttore musicale della Fondazione del Festival Pucciniano. All’amico Alberto, che si era già candidato senza successo per il Pd alle elezioni regionali in Toscana e poi alle comunali a Milano, consiglierei maggiore cautela e una riflessione più attenta: meglio dedicarsi di più alla direzione musicale, dove a giudicare dagli spettacoli sul lago ci sarebbe davvero gran bisogno, che non perseguire a tutti i costi e in diversi luoghi il “Vincerò” di Calaf, soprattutto quando ci sono difficoltà a vincere.

A Lucca si valuteranno le scelte e la dimensione amministrativa degli anni di Tambellini e si deciderà se proseguire quel progetto o voltare pagina. A Camaiore il centrodestra aveva trovato l’unità dei principali partiti sul nominativo di Claudia Bonuccelli attraverso una faticosa e lunga mediazione. Però, a quanto dice Riccardo Micheli che ha sbattuto la porta in faccia alla Lega, pare che la mediazione sia stata verticistica e distante da una reale discussione e coinvolgimento dei locali. Problemi di poltrone e di assetti futuri? Comunque e al di là di come si concluderà il dibattito in corso, l’annuncio di Micheli agita di nuovo le acque nel centrodestra camaiorese.

Anche in quel comune i cittadini saranno chiamati a valutare l’impatto del governo del sindaco uscente Del Dotto. Sia a Lucca che a Camaiore per il Pd si presentano candidati a sindaco in forte e diretta continuità con le scelte amministrative fatte nelle ultime due legislature. Le elezioni subiranno, più o meno, gli effetti del contesto nazionale che disegnano attualmente, a livello di sondaggi, un quadro molto frammentato e articolato, con due partiti quasi appaiati – il Pd e Fratelli d’Italia – che continuano a contendersi il primato.

Una certa fibrillazione elettorale si comincia ad avvertire, e lo stesso governo Draghi ne subisce giornalmente le intemperanze di stagione. Lo scenario di guerra è destinato purtroppo a proseguire nel tempo, e le conseguenze economiche e sociali che la situazione sta creando e che potrebbero approfondirsi ulteriormente, potrebbero avere un effetto imprevedibile sugli orientamenti di voto. L’area del non voto in questa tornata amministrativa, potrebbe infatti ampliarsi ulteriormente, alimentata dai mal di pancia a sinistra, dalla delusione dell’elettorato grillino, dalle manovre tattiche che vedono dei veri e propri testa-coda rispetto ai comportamenti ed alle posizioni di nemmeno molti mesi fa da parte di alcuni leader nazionali.

Le elezioni di Camaiore ci diranno se rinnovamento e rimonta del Pd ci sarà dopo i deludenti risultati di Seravezza, se si potrà confidare in un appropriato progetto per il futuro della Versilia o, al contrario, se continuerà a prevalere il piccolo cabotaggio, la stagnazione e il pullulare di istanze municipalistiche.

Per Viareggio si apre comunque una fase delicata e tutt’altro che scontata: Del Ghingaro dovrà dimostrare di avere delle risorse diverse da quelle del passato per arrivare a termine della legislatura. Il vuoto che ha creato con le politiche dei ‘piedi puntati’ verso le istanze regionali e le altre istituzioni provinciali e locali sono ferite aperte che il Pd, una volta chiusi i varchi a Lucca, non dimenticherà facilmente. La rottura creata con il licenziamento della Mainieri non è di poca sostanza, né si può confinare, come si vorrebbe, ad una questione meramente personale, tutto ciò senza considerare le modalità di gestione dei rapporti interni all’amministrazione e tra le varie componenti.  Il chiarimento sul perché è venuta meno la fiducia personale, quali sono le cause, e i problemi che l’hanno generata deve essere fatto fino in fondo. Diversità di vedute? Cattiva gestione dell’assessorato alle politiche sociali? Eccessiva autonomia rispetto ad eventuali indicazioni da parte del sindaco? Qui il chiarimento deve prendere in considerazione il come si intende e si pratica l’esercizio di una carica, la gestione di una maggioranza di diversi, l’attuazione di un programma collegiale, il rispetto delle sensibilità e l’ascolto, la discussione e le necessarie mediazioni.

Mi sembra, dagli articoli di stampa, che Del Ghingaro si stia approcciando al chiarimento con il Pd utilizzando un metodo e argomenti del tutto sbagliati: si continua infatti a brandire, come un aut aut, la possibilità delle dimissioni da sindaco perché il Pd è passato all’opposizione. E’ scontata, e non credo che qualcuno si rimangi le parole dette ufficialmente, un’opposizione costruttiva del Pd che ovviamente non significa più incondizionato e/o responsabile consenso preventivo su tutto: in altre parole Del Ghingaro non potrà contare su sconti, né più su quel clima di incondizionato consenso, da ‘salvatore della patria’, che si era portato seco nel passato. Sarà atteso al varco, problema su problema e con una maggioranza risicata all’osso se non chiarirà i rapporti con il Pd: per chiarirli però dovrà modificare impostazioni, metodi, e ritornare sui passi di decisioni affrettate e immotivate politicamente e amministrativamente.

In ogni caso dovrà cambiare marcia. Gli riuscirà? Il cambiamento lo si attende proprio, esaurita la politica delle impuntature, sulla capacità di restaurare un clima collaborativo con le istituzioni, di collaborazione e non di scontro, l’abbandono di un certo innamoramento nei confronti di liste e di comprimari tutt’altro che benvoluti, di apertura al confronto con le varie realtà cittadine a tutti i livelli e in tutti i settori, modificando e riaggiornando obiettivi e programmi di lavoro. Sarà possibile? Avrà la capacità politica di cambiare passo, metodi e obiettivi in un contesto dove il collegiale dovrà riassumere il ruolo primario? Avrà la capacità di farlo? Altra evoluzione, contraria di 360 gradi, è quella invece di una capitolazione del Pd locale e versiliese ai suoi nuovi diktat: il rientro con il cappello in mano, con il capo cosparso di cenere e con una stampella per puntellare le bizze e le stravaganti ambizioni amministrative del sindaco, con tutto quello che ne potrà seguire a livello di voto dell’elettorato, già ridotto a poca cosa e ai minimi termini nelle ultime elezioni.

Lucca, Camaiore e le vicende future della politica viareggina saranno determinanti a stabilire le rotte del futuro. Anche il centrodestra è posto alla prova: non solo e soltanto per la capacità di creare cartelli elettorali unitari ma soprattutto nell’esprimere progetti e politiche versiliesi, superando le diaspore degli ultimi decenni ed anche a saper individuare e far emergere una classe politica nuova, che non si culli nell’opposizione propagandistica fine a se stessa, ma sappia porsi a livello di politiche costruttive, propositive.

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