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mercoledì, Aprile 17, 2024

Per sostenere lo sviluppo economico occorre ridurre le tasse sul risparmio investito a medio e lungo termine

Una proposta condivisibile del Presidente ABI Antonio Patuelli: per aiutare lo sviluppo economico occorre ridurre le tasse e la tassazione sul risparmio investito a medio e lungo termine. Infatti occorre incentivare lo sviluppo delle imprese, e questo oggi è l’obiettivo che deve mobilitare Governo, forze politiche e operatori.

Se i tassi di interesse a zero hanno rivoluzionato nel passato la cultura e i comportamenti dei risparmiatori ora occorre un significativo cambio di passo per dare respiro all’economia e far ripartire la creazione del valore di impresa favorendo gli investimenti produttivi e quindi un nuovo sviluppo del Paese. Naturalmente occorre ribadire che le banche, come soggetti intermediatori del credito, debbono svolgere la loro funzione tipica e la loro missione ‘istituzionale: dare credito alle imprese, soprattutto quello finalizzato a medio e lungo termine.

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Ma anche il capitale privato può essere supporto della crescita se facilitato da una minore pressione fiscale e indirizzato ad una più protratta scadenza. Il risparmio delle famiglie è infatti energia fondamentale per lo sviluppo e l’occupazione, e per questo occorre riformare e ridurre rapidamente la pressione sul risparmio investito – direttamente o indirettamente tramite investitori istituzionali, fondi e Sicav – a medio e lungo termine.

Ora che l’inflazione sta scendendo, i tassi di interesse debbono calare molto di più delle anticipazioni del mercato: la BCE deve combattere l’inflazione evitando una nuova recessione soprattutto incentivando lo sviluppo (possibile solo con investimenti privati e pubblici). Per BCE, autorità monetarie, Governo e Parlamento la lotta all’inflazione non può dipendere esclusivamente dalle politiche monetaria (quantitative e qualitative).

Occorrono strategie rigorose contro ogni evasione fiscale e alleggerimento sostanziale del peso burocratico da parte della pubblica amministrazione. Occorre sicuramente anche una riduzione del debito pubblico favorendo la spesa per investimenti infrastrutturali (non il ponte di Messina) rispetto alla spesa corrente non finalizzata.

Occorrono concludendo politiche economiche come ha indicato il Presidente Mario draghi per l’Europa: capitali pubblici e privati per gli investimenti in cultura, tecnologia, transizione energetica e green ma anche ‘difesa comune’ perché purtroppo la guerra mondiale ‘a pezzi’ non finirà con i discorsi ai talks televisivi o sulle piazze, ma solo con una robusta e convinta politica economica comune dell’Europa nel quadro dei rapporti basati sui valori occidentali di reale democrazia e partecipazione democratica dei popoli contro le autocrazie che minacciano il mondo.

Gianfranco Antognoli

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