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giovedì, Giugno 20, 2024

Riapre il Museo Etnografico di San Pellegrino in Alpe. Elisabetta Salvatori porta in scena la sua storia

Con il 1° di giugno è stato riaperto al pubblico, e rimarrà visitabile fino al 30 settembre, il Museo Etnografico di S. Pellegrino in Alpe in comune di Castiglione Garfagnana. Lo ha annunciato la Provincia di Lucca in quanto ente gestore della struttura museale che è di proprietà della Curia Arcivescovile di Lucca. Si tratta di un piccolo borgo collocato sull’Appenino Tosco-Emiliano all’altezza di 1.525 msl e la cui chiesa dedicata a San Pellegrino, oltre che a San Bianco, si trova longitudinalmente per metà in Toscana e per metà in Emilia.

Il museo, come si è detto, è stato riaperto il 1° giugno e dal punto di vista della frequentazione si spera che il numero dei fruitori sia superiore a quello dell’estate scorsa, dopo due anni di chiusura a causa della pandemia di Covid e dei lavori determinati  alla sicurezza dei vani attraverso la messa a norma antincendio. Una criticità che è stata risolta in pieno accordo fra la Provincia e Comune di Castiglione Garfagnana.

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Questa estate poi per incentivare l’arrivo dei turisti a visitare questo museo più unico che raro ad un altezza del genere, sono stati organizzati cinque spettacoli che avranno come protagonista l’ormai famosa attrice versiliese Elisabetta Salvatori che intratterrà gli ascoltatori sulla storia del Museo con una serie di appuntamenti intitolati “Un prete, due santi, un confine e 4000 pezzi unici”. Questi appuntamenti sono stati programmati per il 25 giugno all’interno del Museo Etnografico, per il 16 e 30 luglio e il 6 agosto all’esterno del Santuario, e il 3 settembre ancora all’interno del Museo. Tutti avranno inizio alle 15,30.

Il presidente della Provincia Luca Menesini ha invitato chi non lo avesse già fatto a “visitare il museo di S. Pellegrino per il valore storico della struttura che conserva una delle più importanti raccolte di manufatti espressione del mondo agricolo, pastorale e artigiano del Centro Italia. Materiale esposto che copre un arco di temporale che va dall’inizio del XIX secolo fino agli anni novanta del XX”.

Per la cronaca diciamo che il Museo venne creato da don Luigi Pellegrini, curato del Santuario, con lo scopo preciso di dare testimonianza, per mezzo di oltre 4000 oggetti esposti, la maggior parte dei quali quasi scomparsi della civiltà rurale della Valle del Serchio e dell’Appennino Tosco-Emiliano. Gli oggetti esposti danno quindi la possibilità di permettere paragoni tra i processi lavorativi e le consuetudini di vita delle due aree: la Garfagnina e la comunità di Frassinoro, che pur essendo confinanti e quindi legate da oltre 400 anni di dominazione Estense, hanno conservato caratteri sociali, economici e linguistici ben distinti.

L’iniziativa di don Luigi Pellegrini è quindi riuscita a trasmettere ai nostri giorni ciò che caratterizzava la vita in un’epoca; un’epoca che sembra lontana anni luce da oggi, ma che in anni passati costituiva la vita, il lavoro e la speranza di ogni giorno sull’Appennino Tosco-emiliano, sia sull’uno che sull’altro crinale. Pertanto l’iniziativa di don Luigi Pellegrini ha permesso che non si perdesse la memoria di tutto ciò che rappresentava la vita attiva di una popolazione che guardava avanti con fatica, abnegazione e, non dimentichiamolo, con spirito fraterno.

Gli orari di apertura del museo sono i seguenti: dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 13.30 e dalle 14 alle  17; l’ultimo ingresso mezz’ora prima di ciascuna chiusura. Giorno di chiusura il lunedì. Il museo, come si è detto, rimarrà aperto fino al 30 settembre. L’ingresso costa 2,50 euro; ridotto a 1,5 euro sotto i 12 anni e sopra i 65, e per gruppi organizzati di oltre 20 persone. Gratuito per i bambini fino a 6 anni.

Mario Pellegrini

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