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domenica, Settembre 25, 2022

“Se vuoi la pace prepara la pace. Occorre pensare ad un nuovo ordine economico internazionale”

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Alessandro Cerrai sulla crisi in Ucraina. L’autore è stato lungo impegnato in politica nelle file della sinistra.

Se vuoi la Pace prepara la Pace. Fu una delle parole d’ordine lanciate da Enrico Berlinguer, ad inizio degli anni ottanta, nel pieno della campagna contro l’installazione degli euromissili a Comiso, in Sicilia, con la proposta di un disarmo bilanciato e graduale degli armamenti tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Berlinguer rovesciava il vecchio detto latino “Si vis pacem, para bellum” ( se vuoi la Pace prepara la guerra) di fronte al rischio della corsa agli armamenti e di un conflitto nucleare.

Un grande ed impetuoso movimento pacifista si manifestò in tutta Europa, ma in particolare in Italia. Con la richiesta di un’Europa senza missili, dagli Urali al Portogallo. 

Protagonisti di quel movimento, nel nostro Paese, furono appunto il PCI di Berlinguer, insieme a tante associazioni laiche e soprattutto del mondo cattolico, alle organizzazioni sindacali.

D’altronde, i dirigenti di quel partito, il PCI appunto, avevano l’assillo dell’unità delle forze democratiche, nei momenti cruciali della storia del Paese. Prima contro il terrorismo, in quell’occasione contro i rischi di guerra, per il disarmo.

Mi sembra, purtroppo, che oggi, di fronte alla brutale invasione dell’Ucraina, da parte della Russia, non si riesca, salvo casi sporadici, a mettere insieme, nelle piazze, partiti, associazioni, movimenti, organizzazioni sindacali, per chiedere, in maniera unitaria, con forza ed autorevolezza di fermare la guerra.

Si procede in ordine sparso, anche a Viareggio ed in Versilia, con varie iniziative, anche lodevoli, promosse da da alcune associazioni, senza però riuscire a dare vita a iniziative unitarie, in grado di mobilitare quel vasto mondo che vive con angoscia il dramma della guerra in Ucraina.

In questo modo, temo, che si renda più flebile la richiesta di fermare le armi, di sollecitare la ripresa delle trattative, che pure trova così ampio consenso nella società italiana.

In questi giorni prevale il frastuono delle armi, le immagini delle vittime civili, di cui molte donne e bambini, famiglie intere che fuggono disperate in cerca di salvezza. 

Fermare la guerra e favorire la ripresa del dialogo e di un percorso di pace, tra Ucraina e Russia, partendo dai disattesi accordi di Minsk, deve essere oggi la priorità assoluta. 

Purtroppo, mentre si combatte, ancora una volta sul suolo europeo, brilla la latitanza dell’Unione Europea nello svolgere un ruolo attivo e da protagonista nel sollecitare la ripresa delle trattative e del dialogo tra le parti in guerra. 

In Europa, ancora una volta, si combatte e si muore. E decine e decine di migliaia di persone, abbandonano le loro case, le loro terre, con le proprie famiglie, in cerca di salvezza, in fuga dalla guerra. Ogni guerra, come questa in Ucraina, si porta dietro il dramma dei profughi che cercano accoglienza nei paesi limitrofi, nei paesi europei, dove magari hanno già parenti che vi lavorano e vi vivono. E’ giusto e doveroso dare accoglienza e protezione a tutti gli ucraini che fuggono dalla guerra.

Questo dramma ci ricorda tragicamente, che sono milioni, nel mondo, i profughi, i migranti che scappano da guerre (quanti sono i conflitti dimenticati nel mondo che ormai non fanno più notizia), dalle dittature, dalla povertà, in cerca di un futuro. 

Erigere muri e barriere, pensando di fermare questi esodi, come qualche politicante propone, oltre che ingiusto e sbagliato, non servirebbe a niente. I muri sono fatti per essere abbattuti e chi disperato è in cerca di una speranza di vita migliore, non si lascia certo scoraggiare da barriere ed ostacoli sul proprio cammino.

E’ un tema da fare tremare i polsi, quello di governare i giganteschi flussi migratori. 

Prima di tutto occorre la Pace per fermare tutti i conflitti, compresi quelli dimenticati. E poi sarebbe necessaria una battaglia politico-culturale per invertire la corsa agli armamenti, investire quei soldi in progetti di sviluppo, di cooperazione, nella lotta alla povertà e alla fame, nell’istruzione e nella sanità.

Un nuovo ordine economico internazionale, tra il Nord ed il Sud del mondo, fu una battaglia portata avanti, negli anni ottanta del secolo scorso, da politici lungimiranti, come Enrico Berlinguer, Olof Palme, Willy Brandt. 

Oggi, nello scenario nazionale ed internazionale, non sembrano emergere personaggi di quel genere, politici capaci di “avere pensieri lunghi” e non concentrati solo sulla prossima campagna elettorale.

Ma il tema è oggi più che mai di attualità. Da come sapremo dare risposte al conflitto che insanguina l’Ucraina e agli altri conflitti, al sottosviluppo di grandi aree del pianeta, alle migrazioni di milioni di esseri umani, si deciderà infatti anche la vita ed il futuro nostro e dei nostri figli.

Avremo modo di tornare a scrivere e ragionare sull’ Ucraina, sulle ambizioni imperialiste di Putin, sugli errori dell’ Europa e soprattutto degli Stati Uniti, speriamo che nel frattempo cessi il rumore delle armi.

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