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giovedì, Settembre 29, 2022

Elefanti, rinoceronti, animali selvatici. Il messaggio dello scultore Stefano Bombardieri per creare un diverso rapporto fra uomo e natura

Una sorta di safari nelle vie del centro di Forte dei Marmi, ma con un messaggio di rispetto verso la natura e gli animali selvatici. E’ stata inaugurata la mostra “Bombardieri e altri animali”, promossa dal Comune di Forte dei Marmi e dalla Galleria Oblong Contemporary Art di Dubai, in collaborazione con Villa Bertelli. La mostra dell’artista Stefano Bombardieri, a cura di Luca Beatrice, resterà allestita fino al 16 luglio.

Interamente composta da opere monumentali allestite tra il lungomare e le vie del centro della città, in dialogo con gli spazi urbani e il paesaggio circostante, la mostra è l’evento espositivo della primavera e dell’estate fortemarmina. Gli angoli più belli e suggestivi dell’elegante città Toscana, uno spazio culturale privilegiato e un luogo espositivo sempre fruibile, accolgono le grandi e audaci sculture di Stefano Bombardieri. Elefanti, rinoceronti, animali selvatici, spesso in dialogo con bambini, sono i protagonisti di questa mostra che racconta dell’approccio profondamente filosofico all’arte di Stefano Bombardieri.

“Testa Rino” in piazza Garibaldi

Il percorso espositivo inizia in piazza Garibaldi, al Fortino, con Marta e l’elefante, opera emblematica dell’artista che si racconta attraverso un Qr-code da cui si attiva il dialogo tra la bambina e l’elefante interpretato da due attori. Anche Testa Rino, l’imponente testa di rinoceronte è installata in piazza Garibaldi che si arricchisce, così, di una possente presenza scultorea.

Il peso del tempo sospeso/rinoceronte

Il peso del tempo sospeso/rinoceronte (1), un rinoceronte a grandezza naturale sospeso nello spazio tramite due fasce che ne sollevano il grande peso è collocato nel parco di via Spinetti, mentre, una scultura analoga, Il peso del tempo sospeso/rinoceronte (2), stesso titolo ma grandezza inferiore si trova in via Carducci all’incrocio con via Veneto, nel cuore della passeggiata fortemarmina.

Struzzo Rubik Whitehorse

Si prosegue in via Carducci con Struzzo Rubik Whitehorse, dove uno struzzo, che notoriamente nasconde “la testa nella sabbia”, si tuffa nel celebre e magico poliedro inventato dall’ungherese Erno Rubik nel 1974 e che, come affermato dallo stesso creatore, riguarda molto la comprensione del nostro mondo. Quest’opera, fortemente simbolica, che unisce al paradigmatico rompicapo il selvatico struzzo è anch’essa espressiva metafora del mondo contemporaneo secondo la visione di Stefano Bombardieri.

“Box Big”

In viale della Repubblica, angolo con via Veneto, nello spazio verde antistante il mare è installata Box Big, una testa di rinoceronte ingabbiata in una struttura metallica che non concede spazio al grande corno centrale che fuoriesce dalla struttura come un vessillo ad indicare il centro dell’opera.

“Tribute to group side”

Tribute to group side, posizionata in piazza Kurz, vede ancora un rinoceronte protagonista della monumentale scultura, questa volta il grande mammifero è racchiuso in un blocco da cui fuoriesce la testa, mentre il corpo rimane racchiuso nel parallelepipedo. Qui la visione dell’artista è davvero emblematica e invita a riflettere su questi giganti buoni che rappresentano la natura, quella natura così strettamente legata all’uomo che non può essere vista come un “mondo altro” poiché nelle opere di Bombardieri non è l’animale in sé ad essere protagonista, ma lo è la vita stessa.

Le opere “Totem” al pontile (sopra) e “Insegna torno”

Negli spazi aperti che caratterizzano Forte dei Marmi vi è il famoso pontile, l’angolo sospeso sul mare e meta costante di tutti i visitatori. Nello slargo che si apre tra il lungomare e il percorso del pontile stesso sono posizionate due sculture: Totem, che riprende alcuni degli elementi proposti nelle sculture precedenti qui composte a formare un’immagine totemica per sottolineare il valore simbolico della scultura, e l’imponente Insegna torno che, distanziandosi completamente dalle opere che caratterizzano la prima parte del percorso, si compone di cinque bocche sospese su una grande struttura metallica. Ognuna di esse è nell’atto di parlare e tutte insieme compongono un racconto che si esprime in un’immaginaria lingua senza suono ma che invita all’ascolto e alla riflessione.

Dagli spazi aperti si passa alla mostra nella Galleria Oblong Contemporary Art di Via Carducci 45 dove il percorso sull’artista si apre con l’opera Balancing on the past, formata da quattro elementi scultorei posti in sequenza che compongono il dialogo tra il bambino e gli elementi stessi: il teschio di mammut, di una scimmia, un umano memento mori e il globo, su ognuno di essi c’è un bambino in equilibrio, il figlio stesso dell’artista cui l’opera è dedicata. Il messaggio di Stefano Bombardieri riguardante quest’opera è molto preciso e lo riportiamo con le parole stesse dell’artista: “L’opera parla del presente che abbiamo consegnato ai nostri figli e che daremo alle nuove generazioni. Un presente che è il risultato di un passato fatto di scelte sbagliate. Prima noi, e adesso i nostri figli, ci siamo ritrovati in equilibrio instabile ancora alle prese con problemi che avrebbero dovuto risolvere le generazioni che ci hanno preceduto. La storia si ripete”. È chiaro come l’urgenza sia rappresentata dal fare dell’uomo verso la natura.

L’allestimento negli spazi della Galleria Oblong Contemporary Art

Seguono un’altra serie di opere di medie e piccole dimensioni che raccontano in scala ridotta il mondo dell’artista come Gorilla seduto; Il peso del tempo sospeso, Il peso del tempo sospeso/Hippo; Il peso del tempo sospeso/Elefante; Barriera invisibile. Nel percorso della mostra in Galleria si può ammirare un’opera unica: la Poltrona rinoceronte, un vero e proprio capolavoro.

Luca Beatrice è il curatore della mostra “Bombardieri e altri animali” e in un tratto del suo saggio, pubblicato nel catalogo della mostra, suggerisce come: “Dai bisonti dipinti sulle pareti della Grotta di Altamira al gigantesco gallo blu di Katharina Fritsch installato a Trafalgar Square, sono innumerevoli gli episodi in cui gli artisti hanno inserito rappresentazioni monumentali di animali. Vado a memoria: il ragno di Louise Bourgeois, i cani di Velasco e Davide Rivalta, i rettili in plastica della Cracking Art, il Puppy di Jeff Koons. Sono stati raffigurati individualmente o in gruppo, protagonisti sulla scena, complici o potenziali pericoli per gli uomini, depotenziati all’interno di vasche ricolme di formaldeide o conservati in tassidermia. Sebbene abbiano accompagnato centinaia di produzioni pittoriche, scultoree, cinematografiche e pubblicitarie, gli animali non sono quasi mai riusciti a ottenere una posizione autonoma e prominente. Ciò suggerisce che le dinamiche di controllo e potere esercitate dall’essere umano sono state evidenti. La complessità dell’atmosfera bio-politica e multi-geografica nello scenario creativo contemporaneo dimostra che il punto nodale della ricerca artistica è sempre più spesso rappresentato dalla volontà di tornare alle origini, alle pulsioni ancestrali dell’uomo e alla capacità di tessere rapporti paritari”.

Stefano Bombardieri è noto per le sue sculture grandi e audaci, che spesso includono la fauna selvatica come soggetto: balene, rinoceronti, coccodrilli ed elefanti. L’artista, concentrato su temi quali il tempo e la sua percezione, l’uomo e il significato dell’esistenza e l’esperienza del dolore nella cultura occidentale, ha descritto il suo lavoro come minimale e concettuale, caratterizzato da un grande mix di strumenti e mezzi artistici, che variano dalle grandi sculture alle installazioni video. L’artista utilizza spesso materiali sintetici, come le fibre plastiche, le resine, ma anche il bronzo più tradizionale, elaborando con sapienza, ed un certo mistero, le forme che riproduce; lo scultore non dialoga più solo con l’aspetto formale dell’opera, che è una componente significativa, ma mette in gioco l’ironia che la caratterizza, come se l’arte avesse il ruolo, per farsi ascoltare, di esorcizzare la verità sorridendo. Bombardieri inventa situazioni, capovolge il nostro buon senso, mina i sensi percettivi del nostro sguardo.

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