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martedì, Ottobre 4, 2022

Storie di coraggio e di passione: le testimonianze e l’appello per la pace delle giovani calciatrici fuggite dall’Afghanistan

“Siamo venute qui per migliorare la nostra vita ma anche il nostro calcio, che per noi è la vita”: nel pensiero di Maryam c’è tutto il coraggio e la passione delle tre giovani calciatrici di Kabul, fuggite l’autunno scorso dall’Afghanistan dopo la presa del potere da parte dei Talebani.
Sono loro, insieme all’allenatore Najibullah, le ospiti di “Una partita per la libertà – Pietrasanta incontra l’Afghanistan”, la giornata organizzata dall’amministrazione comunale pietrasantina, trasmessa anche in streaming, per conoscere e far conoscere questa storia di rivincita, amicizia e libertà. “Siamo onorati di avervi qui con noi – è stato il saluto del sindaco, Alberto Giovannetti – poter ascoltare la vostra esperienza e condividere questa nuova occasione che, per fortuna, avete trovato in Italia. A voi, e a tutti coloro che sono costretti a cercare la salvezza lontano dalla propria terra, come succede per le donne e i bambini ucraini ma anche in tanti altri fronti di guerra del mondo, voglio augurare di realizzare i propri sogni e trovare presto quella pace che, purtroppo, è stata loro negata”.
Nella sala del consiglio comunale, oltre al sindaco, agli assessori allo sport Andrea Cosci e alle pari opportunità Tatiana Gliori, alla presidente Paola Brizzolari e a Sandra Da Prato, consigliere comunale che ha moderato l’incontro, anche i rappresentanti di Caritas, Don Francesco Parrini, il presidente del Pietrasanta Serafino Coluccini e la scrittrice Emma Castè. Collegati da remoto, invece, gli studenti di alcune classi delle scuole medie Barsanti e Santini e dell’istituto d’arte Sagio Stagi, Emanuele Giordana (direttore editoriale del portale atlanteguerre.it) e Giovanna Bellini, criminologa e neurologa.
“Gli strascichi che arrivano ai nostri ragazzi dalla guerra – ha evidenziato Marzio Mori, direttore servizi della Fondazione Caritas Firenze – sono imprevedibili ed emergono quando meno ce lo aspettiamo e nel modo che meno ci aspettiamo. Per questo credo che la presenza delle scuole, oggi, sia fondamentale”.
Perché fare sport, in Afghanistan, non è proprio così semplice: le ragazze hanno raccontato di allenamenti obbligati all’alba, per non “turbare” la sensibilità degli uomini e di una quotidianità dove non mancavano mai insulti e difficoltà, anche per le loro famiglie. “Fino a 10 anni fa non si poteva giocare a calcio in Afghanistan – ha ricordato Fatema – e quando noi abbiamo cominciato, abbiamo capito di essere importanti e di avere un potere”. “Vorrei lanciare un messaggio ai ragazzi che ci stanno ascoltando – ha concluso Susan – vorrei che sapessero che sono estremamente fortunati a vivere qui, ad avere le opportunità che offre questo Paese e a non trovarsi a soffrire quanto abbiamo sofferto noi”.

Al termine dell’incontro, le tre ragazze sono state omaggiate dall’amministrazione con tre mazzi di tulipani rosa. Nel pomeriggio, dopo una visita alla città, si sono ritrovate in campo al XIX Settembre per l’amichevole della soliderietà, fra le ragazze del Blues Pietrasanta e le pari età della Carrarese.

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