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martedì, Aprile 16, 2024

Pace e politiche finanziarie: serve un nuovo senso del dovere per una nuova moralità economica

Riceviamo e pubblichiamo in anteprima l’editoriale del nuovo numero del mensile “Leasing Time Magazine”, firmato dal direttore Gianfranco Antognoli.

La presentazione tardiva e “pasticciata” del piano di pace cinese per l’Ucraina, di fatto non oggettivamente percorribile, impone serie riflessioni sugli scenari – oltre che economici – anche geopolitici sul mondo che verrà. Ora, dunque, non possiamo più contare e sperare sulla seconda potenza economica e militare del mondo per trovare una soluzione pacifica “giusta” al conflitto armato in Europa. Il governo di Pechino ha deciso di accontentarsi di veder logorare gli arsenali economici e militari di USA e Russia aspettando “sulla sponda del fiume” e guardando scorrere le miserie e le tragedie provocate da una guerra a sempre più alta intensità…

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In questo nuovo quadro mondiale “tripolare” l’economia sembra sempre più guidata dalle politiche della Fed, della BCE e dalla banca centrale cinese più impegnate – soprattutto le prime due – a contrastare i livelli di inflazione monetaria che a preoccuparsi dell’economia reale dei continenti. L’ascensore sociale negli Stati soffre e si cristallizza, anche a danno dello sviluppo più generale: per dirla in modo semplicistico, sia a livello di popolazioni che di Stati “i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri”.

Allora non ci sono soluzioni alla vista? No, il conflitto dovrà finire: una proposta di pace
arriverà non da uno Stato sovrano terzo, ma da un Stato che non ha forze armate: il Vaticano con il Papa, magari in viaggio pastorale a Mosca e Kiev; Papa Francesco avrà – speriamo – la forza e l’autorevolezza morale di parlare più alle popolazioni che ai Governi di Russia e Ucraina, alla gente dell’Europa e del Mondo rilanciando un messaggio di speranza, di fede e di ripresa degli ideali che sono, nonostante tutto, la risorsa più forte – anche se attualmente sottotraccia – per gli abitanti del pianeta.

Sotto il profilo economico è sperabile che i paesi cosiddetti “emergenti”, che sembrano oggi
meno determinanti nel processo produttivo globale, rialzeranno – pur con fatica – la testa
riprendendosi un ruolo sulla scena mondiale… e anche questo farà, speriamo, riflettere “i grandi del mondo”: perché sarà posta in discussione la loro egemonia “capitalistica e imperialista”.

Sogni? può darsi, ma venendo a noi, l’Italia potrà essere, se le forze produttive ispirate lo
vorranno fortemente, di nuovo determinante nel gruppo di testa della locomotiva europea,
valorizzando tutte le risorse interne, le intelligenze e le capacità produttive del paese.

Una nuova Primavera è possibile? Un nuovo inizio positivo, nuovi ruoli e spazi, in Europa e non solo, potranno esserci se, con la forza delle idee innovative, tutte le nostre propositività e azioni lavorative ci consentiranno di mettere al centro una “nuova stagione del dovere” e una nuova moralità economica come motore di sviluppo: tutto questo è possibile, non certamente facile da realizzare, ma di sicuro possibile!

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