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giovedì, Settembre 29, 2022

Putin e il Parkinson. Neuropolitica, l’ipotesi del professor Bonuccelli sulla base di alcuni indizi motori

Il periodico “Amici del Cervello News”, organo ufficiale dell’ARNo (Associazione Ricerca Neurologica), pubblica nel suo nuovo numero un editoriale del direttore scientifico professor Ubaldo Bonuccelli dal titolo  “Putin ed il Parkinson. Un’ipotesi neuropolitica”. Nel suo editoriale – che riceviamo e pubblichiamo – l’illustre neurologo e saggista, uno dei massimi esperti a livello internazionale di Malattia di Parkinson, analizza i comportamenti  di Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, cercando di valutare una sua ipotetica malattia.

La neuropolitica studia i comportamenti degli elettori e dei politici sulla base delle loro scelte cercando di chiarire i meccanismi cerebrali cognitivi e psicologici che li determinano. Molti qualificati analisti di neuropolitica esaminano da anni la storia personale e familiare di Putin, la sua ascesa da agente del KGB capo-delegatura a Dresda nella Germania Est fino al vertice della Federazione Russa, alla ricerca dei tratti di personalità e delle qualità che in pochi anni ne hanno favorito il raggiungimento di un potere assoluto.

Di fatto una spia abile simulatore e dissimulatore, poco dotato come oratore, ma capace però di stringere relazioni mano mano più importanti e decisive, portato ad assumere decisioni organizzative ed operative di successo in modo rapido e deciso, sicuramente esperto di dossieraggi sulle persone da lui dipendenti e sui suoi superiori, governa ora come un dittatore la più grande o come minimo la seconda potenza nucleare del mondo.

Rientrato dalla Germania nel 1990, dopo aver fatto per pochi anni il vicesindaco di San Pietroburgo, nel 1996 viene chiamato a Mosca da Eltsin e nel 1998 viene nominato capo del FSB erede del KGB ed infine il 31 dicembre 1999 Eltsin si ritira nominandolo Presidente della Federazione Russa. Dopo un’iniziale relativa accondiscendenza e condivisione con Europa, USA e NATO, nel 2004 comincia a manifestare dubbi crescenti sull’espansione della NATO stessa fino a denunciare in un incontro a Monaco nel 2007 l’ordine creato dalla fine della guerra fredda, l’imperialismo USA e dell’Occidente, ribadendo il ruolo della Federazione Russa come potenza mondiale. Nel frattempo da alcuni anni Putin aveva iniziato le sue campagne militari in Cecenia, Armenia, Georgia, Siria e Libia culminate nel 2014 con l’occupazione della Crimea e di parte del Donbass.

In quegli anni si manifestavano alcune caratteristiche anormali nei movimenti di Putin, più evidenti mentre camminava. In particolare durante la campagna elettorale del 2012 si notava che Putin mostrava mentre camminava un’incostante riduzione del movimento pendolare dell’arto superiore destro: normalmente mentre si cammina o si corre, gli arti superiori si muovono alternativamente in sincronia con il passo. Nel 2015 e poi di nuovo nel 2020 alcuni organi di stampa richiamavano l’attenzione su questa evidente riduzione del movimento pendolare dell’arto superiore destro ben conosciuta dai neurologi come uno dei primi segni della Malattia di Parkinson. Nessuna smentita e nessuna conferma, così come avvenuto di nuovo nel 2020 ed in questo ultimo mese. Peraltro altri segni clinici sembra, dai video apparsi, si siano aggiunti alla riduzione del movimento della mano destra: inespressività del volto, riduzione dell’ammiccamento palpebrale (involontariamente chiudiamo le palpebre 15-20 volte al minuto), forse scossette di tremore di riposo alla mano destra, dissimulate stringendo il bordo di un tavolo (il tremore del Parkinson compare a riposo e scompare col movimento).

Ammesso che Putin abbia una forma di Parkinson a lenta evoluzione comparsa 8-10 anni fa e che nel frattempo i sintomi motori si siano accentuati nonostante la terapia quale influenza può avere la stessa malattia sui comportamenti e sulle scelte politiche del Presidente visto che in fondo si tratta solo di un problema di movimento? Proprio questo è il punto interessante; il Parkinson anzitutto non presenta solo disturbi dei circuiti motori cerebrali ma influenza anche la personalità ed i circuiti cognitivo-comportamentali: si indicava un tempo il carattere dei pazienti come tutti casa, lavoro e chiesa, poco propensi alle novità, metodici, quasi ossessivi, con frequenza di dipendenza dal fumo molto bassa rispetto alla popolazione generale e spesso conservatori in politica. Si pensava che questo tipo di personalità non fosse innata ma piuttosto in qualche modo legato alla progressiva perdita dei neuroni che producono il neurotrasmettitore dopamina nei circuiti nervosi motori e comportamentali. Considerato che la perdita dei neuroni dopaminergici inizia molto prima delle manifestazioni cliniche della malattia, in genere oltre 10 anni, e che la dopamina regola il movimento ma anche le emozioni ed il piacere, in assenza di studi che valutassero nello stesso soggetto la personalità molti anni prima e poi all’inizio clinico della malattia, questa ipotesi è rimasta indimostrata.

Da circa 50 anni la terapia del Parkinson si basa sulla L-DOPA semplice aminoacido che nel cervello viene con una semplice reazione chimica trasformato in dopamina che esercita la sua azione sui circuiti motori ripristinando il movimento. Purtroppo la L-DOPA come ben sanno i pazienti, se usata a dosi troppo elevate e comunque dopo alcuni anni di terapia funziona in modo discontinuo nella giornata, con periodi di OFF che si alternano a periodi di mobilità ON. Nell’ottica di preservare la risposta alla L-DOPA da circa 20 anni si è sviluppato l’uso esteso dei dopaminoagonisti, farmaci chimicamente simili alla dopamina e capaci di stimolare direttamente i recettori dopaminergici presenti nei circuiti motori ma anche quelli dei circuiti comportamentali, in questo caso con maggiore intensità della stessa dopamina. Negli anni seguenti la diffusione della terapia con dopaminogonisti si sono cominciati ad osservare fra i pazienti disturbi del comportamento particolari come il gioco d’azzardo patologico, la shopping syndrome, ipersessualità, attrazione eccessiva per il rischio (anni fa visitai un paziente che con l’auto camminava a luci spente di notte per il piacere che gli dava questa emozione), scoperta o riscoperta di una vena artistica (pittura,scultura,scrittura in prosa o poesie), collezionismo esagerato. Molti di questi comportamenti sono del tutto innocenti e comunque nel tempo si è imparato a prevenirli e trattarli, soprattutto in riferimento al gioco d’azzardo patologico che può provocare danni patrimoniali ingenti.

Ritornando a Putin, nell’ipotesi che sia in terapia con L-DOPA e dopaminoagonisti da qualche anno, è verosimile che alcuni aspetti di carattere e personalità si siano modificati nel tempo aumentandone la propensione al rischio, che nel caso delle decisioni di un capo di stato trovano il massimo dell’espressione nelle relazioni con gli altri stati nello stabilire alleanze o comportamenti ostili fino alla guerra: questi comportamenti tendono a rafforzarsi o ridursi in relazione ai successi e vittorie ottenute. Putin per ora ha sempre vinto aumentando le motivazioni ed il livello di rischio: in altri termini il gioco della guerra continuerà fin quando Putin non incontrerà se non una sconfitta uno stallo.

Se per Putin il ragionamento fatto è al momento solo indiziario ed ipotetico, seppur verosimile, per Hitler a posteriori il mio Collega ed amico Abraham Lieberman, già direttore del Centro Parkinson Muhammad Alì di Phoenix ha dimostrato chiaramente rivedendo una serie di filmati di repertorio, che Hitler dal 1933 soffriva di Parkinson con tremore alla mano sinistra. Tenendo conto che all’epoca la malattia si curava con le anfetamine e gli estratti alcolici di Belladonna, sicuramente queste sostanze ebbero effetti deleteri sulle funzioni mentali e sui comportamenti del dittatore, stimolandone l’attitudine al rischio e provocando un’ideazione paranoica ed ossessiva che lo spinsero, dopo alcune vittorie, al genocidio degli Ebrei e ad una sconfitta totale nella guerra anche per aver esautorato i generali migliori imponendo scelte strategiche incongrue, illogiche ed ingenue.

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