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giovedì, Settembre 29, 2022

La nautica traina il Made in Italy. Stimata una crescita di fatturato nel 2022 di circa il 24 per cento

Come già anticipato in un precedente post, è pronto e a breve sarà disponibile sia in versione online che cartacea il numero di maggio di “Leasing Magazine”, il mensile di economia, finanza e cultura diretto da Gianfranco Antognoli. Fra gli articoli, da segnalare il punto sull’andamento della nautica che riceviamo e pubblichiamo in anteprima. Il settore sta vivendo un momento di grande ripresa e si stima quest’anno un ritorno ai livelli pre-crisi. Per il 2022 Confindustria Nautica ha calcolato una crescita del fatturato globale di circa il 24%. Nell’articolo del giornalista Gianfranco Poma sono riportati i dati pubblicati di recente dal “Monitor” dell’associazione di categoria, il commento del presidente nazionale Saverio Cecchi e un’intervista a Giorgio Chelini, presidente della sezione Nautica di Confindustria Toscana Nord, nel quale si fa il punto sull’andamento del distretto toscano e viareggino in particolare.

La nautica è sempre più un settore cardine del Made in Italy. Una conferma viene dai dati recentemente pubblicati da “Monitor”, il rapporto statistico realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica e consultabile sul sito dell’associazione, che offre un quadro dello stato di salute del mercato italiano dell’industria nautica a metà dell’anno nautico in corso (settembre 2021 – agosto 2022).

I dati sono stati presentati in anteprima ai primi di marzo a Expo Dubai, la rassegna che si svolge nella capitale degli Emirati Arabi Uniti. «Abbiamo una forte propensione all’export, con un tasso di esportazione dell’86% della produzione nazionale di unità da diporto» aveva dichiarato il presidente di Confindustria Nautica, Saverio Cecchi (Gruppo Fipa), come si legge in una nota dell’associazione. «Siamo leader mondiali nella produzione di superyacht (con oltre il 50% degli ordini globali) e nei settori delle imbarcazioni pneumatiche, della componentistica e degli accessori». Cecchi aveva poi aggiunto che «le stime del nostro Ufficio Studi confermano una possibile crescita del fatturato globale del settore intorno a un valore di +23,8%, con un range di variazione del ±5%. Le ultime rilevazioni indicano che i dati definitivi di consuntivo 2021 (che saranno comunicati al Salone Nautico Internazionale di Genova a settembre) si attesteranno quasi certamente nella fascia superiore di stima con un fatturato complessivo che potrebbe così sfiorare la soglia dei 6 miliardi di euro, tornando ai livelli massimi già raggiunti nel biennio 2007/2008».

Sulla questione della crisi ucraina, Cecchi aveva confermato l’attenzione e il monitoraggio costante sugli sviluppi della situazione da parte dell’associazione. Da sottolineare al riguardo che il Consiglio di Presidenza di Confindustria Nautica non ha registrato significative esposizioni con riferimento agli ordini delle commesse già in portafoglio dei cantieri, che prevedono consegne sino a tre anni.

Tornando ai dati di preconsuntivo 2021 sull’andamento dell’industria nautica in Italia riportati da  “Monitor”, tra i fattori determinanti che hanno alimentato la crescita, va annoverato l’exploit di crescita dell’export della produzione cantieristica, che nell’anno scorrevole, terminato a ottobre 2021, ha toccato il massimo valore storico di 3 miliardi di euro (dati elaborati da Fondazione Edison). «Altri fattori decisivi»  aveva aggiunto Andrea Razeto, vicepresidente di Confindustria Nautica «sono i portafogli ordini dei cantieri italiani di yacht e superyacht, che per molti operatori coprono addirittura il prossimo triennio, e l’ottima performance dei comparti dell’accessoristica nautica e dei motori marini. Inoltre, risultano positive anche le aspettative per l’anno nautico in corso».

Per il comparto della produzione di unità da diporto, l’88% del campione di imprenditori intervistato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica indica una crescita rispetto al precedente anno nautico, mentre per i comparti degli accessori e dei motori il valore si attesta al 77%. Nessuna impresa della cantieristica ipotizza la riduzione di fatturato, mentre nel segmento accessori/motori l’8% segnala una possibile contrazione. L’indagine però è precedente allo scoppio del conflitto russo-ucraino, e quindi le stime non tengono conto delle possibili conseguenze sull’economia mondiale. All’interno dell’intero settore, uno dei pilastri è rappresentato dal Distretto toscano. Qui spicca il cluster viareggino dove operano 700 imprese e 5mila addetti, e che da anni è in continua crescita. Basti pensare che le sue esportazioni di navi e imbarcazioni sono aumentate nel 2019 del +4,2% sul 2018 (quando erano cresciute del +15,6%), per un  totale di 692 milioni di euro, ovvero l’85% dell’export toscano del settore, e il 16% di quello italiano; nel 2020 l’export della cantieristica viareggina ammontava a circa 678 milioni e nel 2021 ha chiuso con circa 927 milioni, con una variazione pari al +36,7%.

Abbiamo chiesto a Gabriele Chelini, presidente della sezione Nautica di Confindustria Toscana Nord, di fare il punto sulla situazione.

Gabriele Chelini, presidente della sezione Nautica di Confindustria Toscana Nord

Quali sono le prospettive del cluster viareggino?

Ci sono ottime aspettative per la produzione nei primi mesi dell’anno (+30%) per quanto un periodo così breve di osservazione sia relativamente indicativo per il comparto della nautica; con la lusinghiera raccolta ordini realizzata nell’ultimo trimestre del 2021 (+9,1%) ci predisponiamo alla consegna delle nostre barche e ai saloni nautici del 2022.

 Insomma, prosegue il trend positivo…

Confermo, la nautica sta attraversando un momento positivo. Anche se si tratta di un settore che alterna cicli più intensi ad altri meno perché legati all’andamento delle commesse, questo trend di crescita si sta confermando da almeno due anni. Anzi, si è rinforzato durante il momento pandemico, probabilmente per la sensazione da parte dei potenziali clienti di poter vivere con maggiore sicurezza sul mare rispetto alla terra.

La nautica può risentire delle criticità che sta attraversando l’economia?

Pur con questi numeri positivi, dovremo affrontare temi spinosi come quello del caro energia, della transizione ecologica e del connesso sviluppo tecnologico; già investiamo su materiali e carene plananti capaci che, con un adeguato sistema propulsivo, possono offrire prestazioni importanti con una sensibile diminuzione dei consumi di carburante. Avremo altre sfide da cogliere, come l’accelerazione dell’elettrico. Indubbiamente ci dobbiamo misurare con i rincari delle materie prime e i ritardi nelle forniture di componentistica. Purtroppo si stanno dilatando i tempi di consegna e si pone anche il problema dell’adeguamento dei listini. Le nostre aziende, però, cercano di fare in modo che tutto ciò non influisca in modo evidente sulla produzione, e ci stanno riuscendo.

La crisi ucraina può avere ripercussioni?

 Stiamo monitorando attentamente la situazione nell’Europa Orientale ma ad oggi non si registrano particolari criticità. Il mercato russo è importante ma non fondamentale per le nostre aziende.

Quali sono le difficoltà che incontrano le aziende localmente?

Il nostro è un settore centrale per l’economia del territorio; ci rammarica quindi il fatto che le risorse del PNRR per lo sviluppo portuale siano state allocate altrove, anche in luoghi a noi molto vicini. Inoltre continuano ad essere ignorate da troppo tempo alcune richieste fatte dall’industria nautica, quali la realizzazione dell’Asse di Penetrazione (ovvero il collegamento del Porto di Viareggio alla variante Aurelia e, di conseguenza, all’uscita dell’autostrada) e la soluzione in maniera definitiva del problema dell’insabbiamento del porto di Viareggio, che non consente di accogliere le barche più grandi, permettendo le loro manovre.

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