Apelle figlio di Apollo…

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“Hè presente quand”aggallino ippesci?”
Ero sul molo e ricordo come adesso quella frase di un vecchio pescatore mentre sistemava le reti.
Era primavera e parlava con un giovane di quando i pesci di bozzone vengono in superficie perché l’acqua sotto è melmosa, poco ossigenata. Poi da bambini chi non ricorda la filastrocca: Apelle figlio di apollo, fece una palla di pelle di pollo, tutti i pesci vennero a galla…
Alla fine questa parabola, tutta viareggina mi riporta alla mente l’attuale vicenda che sembrerebbe, perché l’incertezza è tanta, vedere il primo cittadino in cerca di visibilità politica a livello regionale, nazionale e quindi, dando spallate a destra e manca, cercherebbe di far somigliare la giunta sempre più a una processione dei vari centrini politici con i loro accoliti, di qua o di là dal monte.
Una specie di santa alleanza senza alcun radicamento nella società, sigle che raccolgono i vari zero virgola o poco più, spesso reduci delle convention azzurre anni ’90 o delle varie leopolde.
Poi gli ultimatum, i colloqui fatti trapelare alla stampa, i nuovi candidati che vorrebbero raccogliere il testimone.
Infine ieri il ‘manatone’ dal segretario tanto atteso e la presa di distanza del senatore, in poche parole: il candidato su Lucca è scelto. Praticamente sembrano averlo scaricato ed ora ricorda tanto “un gomitolo nell’angolo” della Pausini nel brano “Strani amori”.
Ma quale eredità ci lascerà questa allegra compagine che somiglia sempre più alla 7° cavalleria del Generale Custer quando venne sopraffatta dalle tribù native?
Se proviamo ad andare per punti vediamo la volontà di concessionare per lungo tempo, tipo piazzone, lontano dall’addivenire, meno pubblico e più privato.
Tutta la gestione del verde pubblico con tagli e rimesse a dimora fatte con il lumicino. La discussa ciclovia con quasi duemila cittadini che sfilano manifestando contro un pensiero unico sviluppista e insostenibile a difesa della Lecciona.
Poi le opere magne, come la Terrazza della Repubblica, dove i lavori duran da anni senza che si riesca a percepirne un disegno completo destando malumori negli operatori turistici e senza una soluzione all’ex Caprice, locale tra il mito e leggenda oggi ridotto a simbolo della mancata rinascita di Viareggio.
Sugli impianti sportivi preferisco soprassedere, non si contano più gli annunci di riaperture, incarichi e progetti, ma alla fine l’unica cosa concreta è stata la demolizione delle tribune dello stadio e il vaniloquio preelettorale sul riacquisto della piscina.
Il tentativo di acquisizione del Palazzetto, praticamente una barca affondata prima di uscire dal porto, solo per usare un eufemismo.
Poi il nervo scoperto della cultura, un carnevale forzato nel 2021 in perdita, un teatro Politeama diroccato e lo sberleffo sulla candidatura a Capitale.
Tante illusioni e altrettante sconfitte, poi questo tira e molla con Lucca per obnubilare l’insuccesso, quella è l’eredità e il testimone da raccogliere.
A questo punto capisco, quando manca l’ossigeno, viene a galla il pesciolino, cercando di staccarsi da quel fondo che rischia di diventare un pantano. Quando c’è un problema ci sono tre modi di risolverlo, quello che sentiamo, quello che ci dicono e infine la soluzione giusta, quella che in questi anni è mancata: unica via le elezioni anticipate.
Anche perché come dicevano i vecchi: Padre Piglia sta in convento, padre Dà ’un ci sta dentro…

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