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martedì, Settembre 27, 2022

Manca un grande progetto per celebrare il centenario della morte di Giacomo Puccini e valorizzare sia la memoria che i luoghi del Maestro

Riceviamo e pubblichiamo un’anticipazione del numero di maggio di “Leasing Magazine”, il mensile diretto da Gianfranco Antognoli che, oltre a tematiche economiche e finanziarie, ospita contributi su questioni culturali. E’ il caso di questo articolo di Niclo Vitelli nel quale l’autore analizza l’assenza di un grande progetto per celebrare nel 2024 il centenario della morte di Giacomo Puccini. “Forse come la rondine, migrerete oltre il mare, verso un chiaro paese di sogno… Verso il sole, verso l’Amore… E forse”, cita nel titolo del suo articolo Vitelli.

Nel 2024 si celebreranno i cento anni dalla morte del Maestro. Se guardiamo intorno siamo molto lontani dai sogni e dai progetti che furono pensati nel passato. Ricordo in particolare l’impegno e la dedizione di Adone Spadaccini che aveva ipotizzato di far diventare Torre del Lago la Bayreuth italiana, per realizzare un luogo magico, caratterizzato e tutto improntato a Giacomo Puccini, come la città tedesca era riuscita a fare per Wagner. L’architetto torrelaghese appassionato di lirica, aveva presentato le linee di quel progetto con tanto di teatro e di strutture collegate, una vera e propria cittadella pucciniana.

Poi ci fu il tentativo di Sylvano Bussotti che mise i primi piloni di un progetto purtroppo rimasto incompiuto e accantonato troppo frettolosamente: realizzare un Festival Internazionale interamente dedicato al maestro nei suoi luoghi prediletti, vicino alla villa dove aveva creato le sue opere principali. Bussotti fu incaricato di dare agli spettacoli sul lago un senso, una fisionomia, una prospettiva che andasse oltre il rituale di soddisfazione di decine di melomani o di turisti in cerca di riempire una serata delle proprie vacanze. Si doveva passare da una stagione lirica minore ad un festival vero, punto di riferimento per rappresentazioni di repertorio, uniche per qualità, riproduzione dello spirito e degli intenti drammaturgici di Giacomo Puccini: qualcosa di nuovo ed originale al tempo stesso.

Il Maestro Sylvano Bussotti

A Torre del Lago si sarebbe dovuto assistere a qualcosa di qualitativamente diverso e non tanto e non più solo per il cantante di grido chiamato sul podio. Quanto, invece, per la qualità della rappresentazione, la cura meticolosa dei particolari, l’esecuzione musicale in grado di rendere al massimo il messaggio innovativo delle partiture pucciniane. Rappresentazioni che potessero costituire dei punti di riferimento nazionali ed internazionali e consentissero alle persone, melomani, giovani, turisti e cittadini di assistere a qualcosa di unico. Così scriveva allora Bussotti: “Un festival pucciniano,oggi, dovrà essere strumento rigorosamente critico;qualificarlo può significare soltanto dedicare alla realizzazione del teatro musicale di Puccini ogni sforzo dialettico al fine di riuscire a realizzare, per ciascuna delle sue opere una edizione di riferimento (a livello internazionale) sino a costruire,nel giro di alcuni anni, un vero e proprio repertorio che divenga la base del Festival per moltissimi anni a venire…. Si deve definireuno stile, secondo il dettato musicale quanto drammaturgico dei testi originali. E ancora “l’idea di Arte e Cultura è riflessa nel particolare concetto di Poesia e Divertimento…la nozione del Piacere dell’estetico dell’arte di Puccini è il primo emblema”. Proseguiva così Bussotti: “… L’opera di Giacomo Puccini non può continuare ad essere isolata dal contesto musicale internazionale che l’accompagnava sul nascere… contesto che ha finito per influenzare, se non determinare originalmente, ed oltre”.

La Turandot di Bussotti nel 1991

Quel tentativo ebbe vita breve anche se lasciò un segno indelebile che andrebbe sicuramente riesumato e, attorno a quel nucleo primitivo di idee, ricostruito un progetto nuovo. La manifestazione che attualmente si svolge a Torre del Lago è una stagione lirica anche se si fregia del titolo di festival. La qualità delle rappresentazioni lascia a desiderare, gli spettacoli sono costruiti su un numero di prove limitato, le direzioni musicali non imprimono nessun segno tangibile e la programmazione è occasionale. Si punta molto sul numero dei titoli e delle rappresentazioni, sulla quantità ma manca un’anima e una caratterizzazione che renda Torre del Lago qualcosa di unico al mondo, di speciale.

Bussotti aveva affiancato alla stagione momenti di studio e di approfondimento catapultando l’attenzione e la presenza dei principali critici musicali, di studiosi e di esperti tra cui ne ricordo uno per tutti: Mosco Carner. Lo stesso Bussotti aveva cercato di coordinarsi con le altre realtà versiliesi e fu protagonista delle storiche Prove Guidate: alla prova generale che diventava anche lezione educativa, informazione e approfondimento partecipavano i cittadini e gli studenti versiliesi riempiendo il teatro.

Olivia Stapp nella Turandot di Bussotti

Il Covid ha reso difficile la vita allo spettacolo dal vivo in generale e in questi anni è stato quindi difficile immaginare la ripresa di un grande progetto. E per un grande progetto ci vogliono poi amministratori sensibili, aperti, intelligenti, lungimiranti e non quelli che pensano esclusivamente a mettere subito all’incasso la cambiale che gli elettori gli hanno affidato con il loro voto. Per il 2024 sono state deliberate risorse importanti a livello nazionale da impiegare e dedicare all’anniversario. La cosa che andrebbe evitata è che ognuno si muova per accaparrarsi parte delle risorse,in un pullulare di iniziative frammentate, disorganiche. Sarebbe il tempo che la Regione Toscana, servendosi di un pool di alti professionisti e studiosi riuscisse ad elaborare un progetto che non solo costituisca la regia e il coordinamento delle pur importanti celebrazioni dell’anniversario ma guardi molto oltre: costruire uno spazio adeguato per un grande della nostra musica e del nostro melodramma, nei luoghi e nei territori a cui si è legata indissolubilmente la sua vita di uomo e la sua attività di operista e di musicista. Un progetto a valenza internazionale che possa chiamare a sistema realtà, soggetti pubblici e privati del territorio. In particolare si dovrebbe cercare di fare sistema tra la regione Toscana, il Teatro del Maggio di Firenze, le due Fondazioni Puccini – quella di Lucca e quella di Torre del Lago della compianta Simonetta Puccini – , la Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago, il Teatro di tradizione del Giglio di Lucca, il Centro Studi Giacomo Puccini di Lucca e tutti i comuni che sono direttamente interessati.

Un progetto che, dopo il centenario, possa essere alimentato annualmente dalle specificità delle singole strutture con le adeguate sinergie, in un disegno di levatura internazionale. Un progetto che cerchi di dare un indirizzo complessivo dotando il territorio di una grande cineteca, medioteca e biblioteca,per raccogliere tutte le produzioni rintracciabili di Giacomo Puccini e della sua musica. Andrebbe realizzato anche un museo permanente dei bozzetti, delle fotografie, dei costumi recuperati in collaborazione con la Casa Ricordi e con i grandi teatri internazionali. Un progetto che riuscisse a valorizzare i rapporti tra la musica pucciniana e la musica europea a lui contemporanea e a cogliere il collegamento tra la stessa e gli sviluppi musicali moderni. In questo quadro sarebbe necessaria/ indispensabile una rottura e un conseguente cambio di organizzazione e di finalità nella Fondazione Festival Puccini di Torre del Lago. Sarebbe necessaria e auspicabile una chiusura sipario sul passato e una riprogettazione dell’organizzazione e della manifestazione per il futuro: a partire dall’incarico ad un grande direttore d’orchestra, alla riorganizzazione delle figure direzionali, dell’organigramma operativo e alla individuazione dei punti di qualificazione a vero Festival internazionale, ivi compresa una rigorosa e coerente programmazione pluriennale. Si dovrebbe lavorare affinché i luoghi pucciniani per eccellenza concentrati lungo il lago,fino ai parcheggi del campo sportivo della frazione, fossero, attraverso un adeguato piano particolareggiato, riorganizzati e ridefiniti in un ambiente caratterizzante e dedicato al grande compositore. Il Comune di Viareggio, infine, dovrebbe porsi l’obiettivo di un Teatro. Dalle rovine del vecchio Regio Teatro Pacini non è più rinata un’araba fenice. Vari e vani tentativi negli anni ottanta del passato secolo, una lite tutta politica fra il possibile acquisto dell’Eden quello del Teatro Politeama: niente di concreto e definitivo. Oggi il Teatro Politeama è chiuso e lasciato al degrado, mentre sull’Eden pesa la disdetta da parte degli attuali gestori con il rischio, tutt’altro che ipotetico, di subire un percorso simile a fratel Politeama.

Cecilia Gasdia interpreta Liù nella Turandot di Bussotti

A chi spetta la prima mossa? Stante i rapporti disgraziatamente conflittuali tra i diversi momenti pubblici e privati è la Regione Toscana che dovrebbe prendere l’iniziativa, evitando che il centenario della morte sia una diaspora di celebrazioni fini a se stesse, magari con la prosecuzione di una artefatta e squallida lite tra i Sindaci di Viareggio e di Lucca e senza essere in grado di lasciare stimmate profonde. Puccini è amato in tutto il mondo, è rappresentato annualmente con una o più opere nei maggiori e blasonati teatri lirici internazionali ma l’Italia, la sua regione e i suoi luoghi di appartenenza ancora non sono riusciti ad andare oltre la cronaca e nessuno ha saputo fare storia. Bussotti è un punto di svolta, suo il progetto e il tentativo più avanzato in questa direzione che purtroppo è rimasto incompiuto. Sylvano non è più tra noi dallo scorso anno: Firenze, Siena, Torre del Lago e la Toscana sono stati i territori a lui molto cari, che hanno ospitato gran parte delle sue intuizioni, delle sue composizioni, del suo Teatroperaballet e anche numerose rappresentazioni memorabili tra cui una Turandot pucciniana per davvero! Sarebbe una premessa importante che si riuscisse a celebrare Bussotti adeguatamente quest’anno e l’anno prossimo: premessa e preludio ad un grande progetto internazionale per Giacomo Puccini.

Niclo Vitelli

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