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martedì, Novembre 29, 2022

Barsimarmi porta a Verona il progetto artistico di Maggi sulla memoria della pietra e anti sprechi di lavorazione

Barsimarmi Quarries Srl di Pietrasanta, sarà presente anche quest’anno al Marmomac, la più importante manifestazione mondiale dedicata alla filiera lapidea, che si svolge alla Fiera di Verona dal 27 al 30 settembre e che torna in presenza  senza restrizioni Covid.

Lorenzo Barsi, presidente del Cda appartiene ad una famiglia che detiene cave da 4 generazioni. L’azienda lavora molte tipologie di pietra ed estrae in cinque cave del bacino marmifero delle Alpi Apuane i pregiatissimi bianco di Carrara, Arabescato del Corchia, Marmo bianco Gioia, Calacatta ed il Bardiglio. La filosofia della Barsimarmi Quarries è da tempo improntata al minimo spreco durante la lavorazione del marmo ed al massimo utilizzo dei volumi estratti e delle quantità lavorate. In questa ottica, da circa 15 anni, i blocchi vengono sottoposti al procedimento del cosiddetto “Risanamento”. Si tratta di un processo di iniezione ad alta pressione di resina nei blocchi estratti che presentano spaccature e fessurazioni naturali. Blocchi che sarebbero stati scartati ma che grazie a questo procedimento sono resi utilizzabili. Lo studio e la progettazione di lastre listellari è un altro strumento di utilizzo di materiale di piccole dimensioni, non impiegato in altre lavorazioni, che viene selezionato, verificato e utilizzato per creare lastre secondo le richieste della committenza.

La Barsimarmi Quarries

Per sottolineare con forza i suoi valori l’azienda si presenta a Verona con un progetto artistico affidato all’artista Nicola Maggi dal titolo “Agrumi”, ispirato dal Canto di Goethe “Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?” (nel romanzo “Gli anni di apprendistato” del 1795) e dai paesaggi delle Alpi Apuane dove, insieme a castagni, olivi e limoni, forte e visibile è la presenza del marmo. “Nel marmo si trova la memoria della montagna, della natura, la forza e la bellezza – spiega l’artista che si è formato a Pietrasanta, Lucca e Carrara, dove si è diplomato in scultura all’Accademia delle Belle Arti – e quello che mi incuriosisce è la forma casuale e primitiva, l’imprevisto, la venatura, il difetto che ha portato allo scarto della pietra e che racconta una storia inaspettata. Suggerimenti che, lavorando il materiale, mi guidano attraverso un percorso di ricerca alla creazione dell’opera”.

Il tavolo “Bergamotto”

Il progetto artistico “Agrumi” di Nicola Maggi ha dato vita ad una serie di arredi di design che, partendo da marmi d’avanzo, ne ripensano le funzioni e, spesso, il contesto. Il tavolo Bergamotto nasce da una lastra di scarto, destinata a frantumazione, di Marmo Arabescato del Corchia e ha la base realizzata con i “cuscini”, elementi di metallo che in cava vengono usati per allargare il blocco tagliato dalla parete della montagna. Il tavolo Limone, con base in ferro di recupero, è costituito da una lastra di Arabescato Corchia spaccata in cui cresce una pianta di limone. Cedro è il nome di una serie di sedute e tavoli con piani in marmo Statuario Apuano sostenuti da tubi industriali . Chinotto è un mobile contenitore da ricevimento in legno a tratti spaccato e “Scaglia”  di marmo Bianco Venato.

“La nostra presenza a Marmomac con le opere di Nicola Maggi – sottolinea Lorenzo Barsi- ci consente di esprimere pienamente i nostri valori. E’ un progetto che riesce a coniugare il massimo rispetto per il materiale con la creatività e la capacità di modularne l’utilizzo, in un’ottica ecosostenibile di recupero e di massima fruizione delle potenzialità di un materiale unico. Il marmo è una pietra nobile. Le lavorazioni industriali creano scarti che però sono comunque materiali di eccellenza per natura. Per la nostra azienda non esistono avanzi di lavorazioni, solo risorse da utilizzare completamente. Dall’incontro e dal dialogo con Nicola Maggi – conclude Barsi – sono nate opere di grande valore, realizzate con materiali di alta qualità che portano in sé una memoria millenaria, impiegando quello che tanti vedono come un semilavorato o un sottoprodotto”.

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