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giovedì, Settembre 29, 2022

“Il respiro della mente”, una riflessione di Adriano Barghetti sul valore delle ideologie

Riceviamo e pubblichiamo un’anticipazione del nuovo numero di aprile del mensile “Leasing Magazine”, diretto da Gianfranco Antognoli. Si tratta di una riflessione sulle ideologie, dal titolo “Il respiro della mente”, scritta da Adriano Barghetti, maestro di musica, scrittore e filosofo.

Una grossa responsabilità, nella produzione di conflitti più o meno armati, è sicuramente dovuta alle ideologie. In sé e per sé le ideologie, almeno quelle che cercano, sulla base dell’osservazione dei fenomeni reali e del percorso storico dell’umanità, di ricavare delle linee guida di carattere generale, fondate su valori etici, sono positive. Quelle invece che nascono da criteri balordi, superficiali e improntati alla violenza non sono ideologie ma rifiuti di ragionare e presupposti per agire in modo paranoico e criminale.

L’ideologia, esattamente come i postulati delle scienze, deve essere un metro, un criterio di lettura dei fatti ed essere, perciò, costantemente discutibile, riformabile e persino totalmente confutabile quando produce degli assurdi logici o è in evidente conflitto con la realtà fattuale. Altrimenti l’ideologia si trasforma in idolatria e, a questo punto, comincia ad essere pericolosa.

Perché l’idolatria trasforma i principi in dogmi, qualcosa cioè che non può più essere messo in discussione e diviene pertanto e inevitabilmente un fondamentalismo. L’idolatria non riesce più ad esaminare i fatti reali in modo obiettivo, razionale ma pretende di piegare e quindi distorcere la realtà e costringerla, anche con la forza, in modo che essa si dimostri congrua con le proprie fissazioni e tale da giustificarle. Una certa responsabilità ce l’hanno avuta anche quei filosofi che, come Platone, Aristotele, Hegel e Marx hanno prodotto grandi sistemi concettuali onnicomprensivi con cui pretendevano non solo di inquadrare razionalmente tutti gli aspetti della realtà effettuale ma anche di fissare per loro una meta obbligata.

La lezione più saggia, invece, è stata quella di chi, come Socrate, Cartesio, Kant, Einstein, Russell ha evidenziato l’impossibilità di una conoscenza e spiegazione del Tutto e la necessità di avere la saggezza, ma anche l’umiltà, di essere sempre disposti a metterci in discussione.

Qualsiasi ideologia, anche la più civile e liberale, quando si arrocca sulle proprie posizioni, le trasforma in dogmi e rifiuta il contatto disponibile, aperto e dialettico con la prassi concreta, diviene idolatria totalitaria. È fondamentale “saper di non sapere” e insegnare ai giovani l’arte di sapersi sempre mettere in discussione, abbandonando qualsiasi vanagloria concettuale, qualsiasi presupposto ideologico a priori. Ai ragazzi non si deve insegnare a “credere” ma a filosofare, a pensare col proprio cervello. La nostra mente, strumento prezioso e indispensabile alla conoscenza, funziona come il nostro respiro corporeo: l’induzione è la sua inspirazione, la deduzione è la sua espirazione. Sono indispensabili entrambe per la sua vita e il suo equilibrio di giudizio. Altrimenti il respiro della mente si ferma e si va incontro a quello che sta succedendo.

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